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01 aprile 2021

Decreto-Legge 22 marzo 2021, n. 41 – c.d. “Decreto Sostegni"

Di seguito si riportano le principali novità apportate dal DL 41/2021 in materia di lavoro.

Articolo 3 – Fondo per l’esonero dai contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti

Come noto, la legge di bilancio per il 2021 aveva istituito un apposito Fondo per l’esonero dai contributi previdenziali (esclusi quelli INAIL) dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti iscritti alle gestioni previdenziali dell’INPS o agli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza (e cioè le casse privatizzate dei liberi professionisti di cui ai d.lgs. n. 509/1994 e n. 103/1996), che abbiano percepito nel periodo d’imposta 2019 un reddito complessivo non superiore a 50.000,00 euro e abbiano subìto un calo del fatturato o dei corrispettivi nell’anno 2020 non inferiore al 33% rispetto a quelli dell’anno 2019 (legge n. 178/2020, art.1, comma 20). Alla dotazione inziale del Fondo – pari a 1 miliardo di euro – l’art.3 del decreto-legge “sostegni” aggiunge 1,5 miliardi di euro, portando così la dotazione complessiva del Fondo a 2,5 miliardi di euro per il 2021. Il decreto in commento precisa, inoltre, che il beneficio è concesso ai sensi della sezione 3.1 del “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID” della Commissione UE (nella precedente norma niente veniva detto a proposito del regime di aiuto applicabile). Si ricorda che si tratta di una norma programmatica, dato che i criteri e le modalità dell’esonero saranno determinati con uno o più decreti del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con quello dell’economia, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio per il 2021 (termine peraltro abbondantemente trascorso). In attesa del decreto attuativo, si evidenzia che la relazione tecnica al provvedimento in commento ricomprende tra i destinatari dell’agevolazione anche i lavoratori autonomi dell’agricoltura iscritti all’INPS (imprenditori agricoli professionali, coltivatori diretti, mezzadri e coloni) che dunque dovrebbero rientrare pienamente, qualora in possesso dei requisiti richiesti, nell’ambito di applicazione dell’esonero.

Articolo 7 e 8 – Proroga trattamenti di integrazione salariale con causale COVID-19

Vengono ulteriormente ampliati e finanziati, rispetto a quanto previsto nell’ultima legge di bilancio (legge n. 178/2020, art. 1, c. 299-305), i trattamenti di integrazione salariale con causale COVID-19 per i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa.

In particolare:

  • la cassa integrazione ordinaria agricola (CISOA) - per impiegati, quadri e operai agricoli a tempo indeterminato - viene concessa per 120 giornate nel periodo 1°aprile-31 dicembre 2021 (la legge di bilancio aveva riconosciuto 90 giornate nel periodo 1° gennaio-30 giugno 2021).

Da sottolineare che i già menzionati trattamenti vengono concessi ai sensi della preesistente normativa COVID in materia (articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge n. 18/2020, convertito dalla legge n. 27/2020 e successive modificazioni e integrazioni) e sono riconosciuti in favore dei lavoratori in forza alla data di entrata in vigore del decreto-legge in commento (23 marzo 2021). A tal proposito di ricorda che, invece, i trattamenti previsti dalla legge di bilancio erano riconosciuti ai lavoratori assunti dopo il 25 marzo 2020 e in forza alla data di entrata in vigore della medesima legge di bilancio per il 2021 (1° gennaio 2021 che, secondo l’interpretazione dell’INPS, deve intendersi come 4 gennaio 2021). Vale la pena di evidenziare inoltre che il decreto-legge “sostegni” non contiene alcuna regola di raccordo con le previsioni in materia di trattamenti di integrazione salariale contenute nella legge di bilancio 2021, alcune delle quali si sovrappongono temporalmente alle nuove. Occorrerà dunque attendere in proposito le indicazioni INPS.

Vediamo più nel dettaglio le singole previsioni.

Cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario FIS e cassa integrazione in deroga

I datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 possono presentare domanda di concessione dei trattamenti salariali disciplinati dagli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge n. 18/2020 (convertito dalla legge n. 27/2020), per una durata massima di 13 settimane nel periodo compreso tra il 1° aprile 2021 e il 30 giugno 2021 per la cassa integrazione ordinaria (CIG), e per una durata massima di 28 settimane nel periodo compreso tra il 1° aprile 2021 e il 31 dicembre 2021 per l’assegno ordinario FIS e la cassa integrazione salariale in deroga (CIGD). Per l’accesso ai già menzionati trattamenti con causale COVID-19 non è dovuto alcun contributo addizionale. Le domande di accesso ai trattamenti di integrazione salariale devono essere inoltrate all’INPS, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa. In fase di prima applicazione, il predetto termine di decadenza è fissato entro la fine del mese successivo a quello di entrata in vigore del decreto-legge “sostegno” (23 marzo 2021). Il decreto “sostegno” semplifica la procedura di pagamento diretto delle prestazioni da parte dell’INPS, prevedendo che la trasmissione dei dati necessari al calcolo e alla liquidazione diretta delle integrazioni salariali o al saldo delle anticipazioni delle stesse, nonché all’accredito della relativa contribuzione figurativa, è effettuata con un (nuovo) flusso telematico denominato “UniEmens- Cig”, anziché con il modello SR41 (art. 8, comma 5). Naturalmente in proposito occorrerà attendere le istruzioni dell’INPS. Restano invece invariati i termini per la trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo dell’integrazione salariale: entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, ovvero, se posteriore, entro il termine di 30 giorni dall’adozione del provvedimento di concessione. In sede di prima applicazione, tali termini sono rinviati al trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto in commento (23 marzo 2021), se tale ultima data è posteriore a quella di cui al primo periodo. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente. Si ricorda che alla cassa integrazione in deroga possono fare ricorso, in presenza dei requisiti prescritti dalla legge, i datori di lavoro agricolo che occupano operai, impiegati e quadri a tempo determinato.

CISOA

Il trattamento di cassa integrazione salariale per operai, impiegati e quadri agricoli a tempo indeterminato (CISOA), disciplinato dall’articolo 19, c. 3-bis, del decreto-legge n.18/2020 (convertito dalla legge n.27/ 2020), richiesto per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, è concesso, in deroga agli ordinari limiti di fruizione riferiti al singolo lavoratore e al numero di giornate lavorative da svolgere presso la stessa azienda (181), per una durata massima di 120 giorni nel periodo compreso tra il 1° aprile e il 31 dicembre 2021. La domanda di CISOA deve essere presentata, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione dell’attività lavorativa. In fase di prima applicazione, il predetto termine di decadenza è fissato entro la fine del mese successivo a quello di entrata in vigore (23 marzo 2021) del decreto-legge in commento.

Vale la pena di sottolineare che la norma non precisa:

  • come le nuove previsioni si raccordano con la previgente normativa (legge di bilancio 2021) che riconosceva 90 giornate nel periodo 1°gennaio-30 giugno 2021.

  • se i periodi di integrazione autorizzati ai sensi del citato decreto-legge n. 104/2020 (convertito dalla legge n. 126/2020), e ai sensi della legge di bilancio per il 2021 in commento sono computati ai fini del raggiungimento del requisito delle 181 giornate di effettivo lavoro previsto dall’art. 8 della legge 8 agosto 1972, n. 457.

Articolo 8, commi 9-11 – Proroga del divieto di licenziamento (individuale e collettivo) fino al 30/06/2021

Viene altresì prorogato, fino al 30 giugno 2021, il divieto di licenziamento dei dipendenti per giustificato motivo oggettivo e di avvio delle procedure per i licenziamenti collettivi, già previsto dall’art. 46 del decreto-legge n.18/2020 (cd. “cura Italia”) che era stato già prorogato fino al 31 marzo 2020 dall’art. 1, commi 309-311, dell’ultima legge di bilancio (legge n. 178/2020).

Restano altresì sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell'appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto.

Viene inoltre prevista un’ulteriore proroga del divieto di licenziamento dei dipendenti per giustificato motivo oggettivo e di avvio delle procedure per i licenziamenti collettivi, dal 1°luglio al 31 ottobre 2021, per le imprese che beneficiano del trattamento di cassa integrazione ordinaria (CIG e CISOA). Al momento, dunque, in assenza di ulteriori previsioni di legge, deve ritenersi che tali divieti cessino, a partire dal 1°luglio 2021, per tutte gli altri datori di lavoro per i quali non si applicano le norme sulla cassa integrazione ordinaria.

Le sospensioni e le preclusioni sopra ricordate non si applicano nelle ipotesi di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell'attività dell'impresa, nei casi di messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell'attività (nei casi in cui non si configuri il trasferimento d'azienda o di un ramo di essa ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile), nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro (limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo).

Articolo 15 - Lavoratori in condizione di fragilità

Vengono reintrodotte o prorogate alcune disposizioni a tutela dei lavoratori cd. fragili, originariamente disposte dall’articolo 26, del decreto-legge n. 18/2020, convertito dalla legge n. 27/2020, e modificate, da ultimo, dalla legge di bilancio per il 2021 (art. 1, comma 481, L. n. 178/2020) che ne aveva esteso l’applicazione nel periodo 1° gennaio - 28 febbraio 2021. Si ricorda che, ai sensi della speciale normativa COVID, i lavoratori “fragili” sono quelli in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita (compresi quelli di cui articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104). Le nuove previsioni – che si applicano retroattivamente anche al periodo non coperto da alcuna previsione di legge (e cioè dal 1°marzo all’entrata in vigore del decreto-legge in commento) – stabiliscono che, fino al 30 giugno 2021, i lavoratori fragili:

  • svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l'adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto (art. 15, c.1, lett. b);

  • laddove la prestazione non possa essere svolta in modalità di lavoro agile, possono assentarsi dal lavoro dietro prescrizione medica. Tali periodi di assenza sono equiparati al ricovero ospedaliero (e dunque alla malattia), non sono computabili ai fini del periodo di comporto e, per i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità, non rilevano ai fini dell’erogazione delle somme corrisposte dall’INPS, a titolo di indennità di accompagnamento (art. 15, c. 1, lett. a).

Articolo 17 - Disposizioni in materia di proroga o rinnovo di contratti a termine

Viene ulteriormente prorogata, fino al 31 dicembre 2021, la facoltà di procedere al rinnovo o alla proroga dei contratti a tempo determinato in corso, anche in deroga alle stringenti previsioni della normativa in materia di causali (artt. 19 e 21 del d.lgs. n. 81/2015). I contratti a termine potranno essere rinnovati o prorogati, per un periodo superiore a 12 mesi e per una sola volta, anche in assenza di apposita causale, fermo restando il limite massimo dei 24 mesi complessivi. La norma (comma 2) ha inoltre previsto che nell’applicazione del nuovo regime a-casuale “non si tiene conto dei rinnovi e delle proroghe già intervenuti”. Vengono in sostanza azzerati gli eventuali rinnovi o le proroghe già eventualmente effettuati nei mesi precedenti in virtù delle speciali normative in deroga via via emanate. La norma – che proroga ulteriormente quanto era già stato previsto fino al 31 marzo 2021 (art. 1, c. 279, legge n. 178/2020) – si applica a tutti i settori. Vale la pena di sottolineare però che essa è ininfluente rispetto ai rapporti di lavoro con gli operai agricoli a tempo determinato, per i quali i rinnovi e le proroghe già ordinariamente non incontrano limiti, ai sensi dell’art. 29, c.1, lettera b) del d.lgs. n. 81/2015.

Articolo 19 - Esonero contributivo per le filiere agricole della pesca e dell’acquacoltura

Viene previsto un allargamento al mese di gennaio 2021 dell’esonero dei contributi previdenziali dovuti dai datori di lavoro e dai lavoratori autonomi agricoli originariamente stabilito per i mesi di novembre e dicembre 2020, ai sensi degli articoli 16 e 16 bis del cd. “decreto Ristori” (legge 18 dicembre 2020 n. 176). Viene inoltre precisato che tale esonero è riconosciuto nel rispetto della disciplina dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato, in particolare ai sensi delle sezioni 3.1 e 3.12 della Comunicazione della Commissione europea recante un «Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19» e nei limiti ed alle condizioni di cui alla medesima Comunicazione. Lo stanziamento per l’esonero di gennaio 2021 è fissato in 301 milioni di euro per l’anno 2021.