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Modifiche al decreto trasparenza (d.lgs. n. 104/2022): ennesimo adempimento, ennesima occasione persa

Ago 9, 2022 | novità

Leggi e rileggi e non pare vero, eppure è così.

Purtroppo  è stato pubblicato il d.lgs. n. 104/2022 (cd. decreto trasparenza) con il quale lo Stato italiano dà “Attuazione della direttiva (UE) 2019/1152 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019, relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione europea”.

Nascosto da un manto di assoluta necessità per una direttiva comunitaria (solo quando ci interessano le prendiamo davvero sul serio, o meglio le “usiamo”), è stato  pubblicato il decreto in parola.

Una norma che interesserà tutti i settori produttivi ed i relativi rapporti di lavoro subordinato.

Senza obiezione alcuna questo provvedimento innalza in maniera esponenziale gli adempimenti in capo al datore di lavoro, provvedimenti questi che dovrebbero dare maggiore trasparenza  e conoscenza nei rapporti con i lavortori.

Difficile condividere. Oggi la normativa era più che esaustiva, tutt’altro che insufficiente.

Certo è che per primi vogliamo, ma così già è, che i reciproci impegni nel “rapporto di lavoro subordinato” siano ben chiari e scevri da zone d’ombra, ma siamo sicuri che questa immane mole di dati e informazioni (che poi si  tarduce solo in un mero adempimento) non darà alcun tangibile risultato.

Se pensiamo che i lavoratori siano degli esperti in giurisprundenza, in attività di formazione e di sicurezza sui luoghi di lavoro, allora tutto queste potrebbe avere una parvenza logica. Ma se così fosse non ci sarebbe davvero bisogno di queste informazioni; diversamente, come troppo spesso accade, sarà solo un mero atto formale che impone al datore di lavoro ulteriori costi (almeno un ora a dipendente), ma non solo.

La norma così redatta lascia ampi spazi interpretativi (che novità è questa?) ingenerando possibili quanto  pretestuose controversie e improduttivi scambi di corrispondenza.

Ergo: maggiori costi senza che vi sia benefico alcuno, per nessuno.

Ma nei maggiori oneri, dobbiamo necessariamente tener presente quelli “nascosti”. Si perché a monte sta un’eccezionale necessità di dover capillarmente dar notizia di infinite norme e contorti iter procedurali ove è sempre possibile, pur con tutta la buona volontà ed intendimento di attuare pedissequamente il provvedimento.

Senza entrare troppo nel merito, ma per dare sostanza a quanto anzidetto:  

  • Necessità di dar notizia degli accordi contrattuali (nel settore agricolo esistono due contratti di lavoro: nazionale e provinciale);
  • Per gli otd adempimenti da ripetere anche più volte nell’anno a seconda del numero di assunzioni;
  • Oggettiva difficoltà per l’azienda nell’individuare orari di lavoro ad inizio rapporto di lavoro, specie nell’attività di agriturismo. Questi infatti potrebbero variare anche settimanalmente;
  • Manifestazione interesse per le c.d “condizioni stabili”;  normativa assolutamente da interpretare.

Possiamo definirlo equo provvedimento? E tutto questo a chi può giovare? Ma il Governo non doveva fare solo l’ordinaria  gestione?

Altra occasione persa in favore della abietta burocrazia, in scherno a  quegli intendimenti che tutti manifestano ma che nessuno mette mai davvero in pratica.

Così non si può fare impresa.