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Donatella Cinelli Colombini, Presidente delle “Donne del vino” e non solo

Ott 10, 2022 | Apertis Verbis, novità

Cara Donatella Cinelli Colombini,

nelle sue iniziative e progetti vediamo sempre ben espressi questi concetti. Abbiamo visto giusto? Ce ne sono altri da scoprire?
Si è vero intuizione e innovazione sono elementi chiave dei progetti che ho realizzato: Cantine aperte e il turismo del vino, donne del vino, trekking orbano ma anche la mia azienda. Forse tuttavia gli ingredienti che servono di più sono la capacità di guardarsi introno senza pregiudizi e imparare da chi è più avanti, l’amore per lo studio e il coraggio di provare strade nuove anche affrontando errori e insuccessi ma perseverando con fiducia. Certi progetti all’inizio sono stati “lacrime e sangue” come il recupero del vitigno Foglia Tonda. Abbiamo impiegato 15 anni per mettere a punto il sistema di coltivazione, vinificazione e maturazione in legno. Stessa cosa con il primo negozio Toscana Lovers i primi sei anni c’erano bilanci così rossi che il commercialista mi ripeteva ‘chiuda o la manderà in rovina’ ma io ho sempre creduto che l’artigianato artistico fosse il miglior argine al degrado turistico e sono andata avanti. Ora sono tre a Siena, Bagno Vignoni e Cortona. Stanno recuperando dopo il covid e c’è in progetto di aprire presto un nuovo punto vendita a Firenze.  

Un vulcano di idee, audacia e determinazione. Le “Donne del vino” hanno visto lungo!
Ho creato il progetto Prime Donne per caso. Cercavo un cantiniere per curare il futuro Brunello in botte che mia madre Francesca Colombini, mi aveva dato per aiutarmi nelle fasi iniziali della nuova azienda. Mi rivolsi all’Istituto Ricasoli di Siena chiedendo un buon enotecnico da assumere. Loro mi dissero che erano tutti prenotati ma quando cambiai la domanda al femminile la risposta fu diversa ‘di quelle ne abbiamo tante perché le buone cantine non le vogliono’ e mi dettero una lista di nove fra cui scelsi il mio braccio destro Barbara Magnani. Adesso è ancora con me anche se ho altre due enologhe e una consulente che fa il professore di enologia all’Università di Bordeaux Valerie Lavigne. Adesso la mia cantina, di sole donne, esporta in 41 mercati ed ha 10 vini con un rating di oltre 90/100 da parte della stampa internazionale.

Quali emozioni ha provato quando ha iniziato la Sua attività?
Paura. Venivo dalla ‘zona confort’ cioè da un’azienda strutturata e reputata e mi sono trovata in un’impresa da costruire con pochissime risorse e un’enorme probabilità di non farcela. Ma le sfide mi piacciono e questa mi pare di averla vinta.

Quando si parla delle nostre realtà e delle nostre produzioni forse non viene dato giusto risalto e doverosi ringraziamenti a chi nel passato ha lavorato ed ha posto le fondamenta per tutto questo. Concorda?
È verissimo ma molto umano. Ognuno ingigantisce il proprio contributo a danno del lavoro altrui. Io mi ricordo la Val d’Orcia povera e Montalcino povero del 1960 e 1970. Oggi questi territori sono uno splendore ed è merito di chi, come mio nonno Giovanni Colombini, nei momenti più difficili si è battuto per aprire nuove strade verso il futuro”.

La costante crescita del settore evidenzia scelte oculate e ben ponderate. Ci sono, tuttavia, occasioni non colte?Direi di sì. Siena ha pessimi collegamenti ferroviari e aeroportuali, una copertura dei segnali internet e di telefonia mobile a macchia di leopardo. Questi limiti infrastrutturali pesano ogni giorno di più e andrebbero colmati al più presto.  

Il nostro territorio su cosa deve riflettere e su cosa agire? Dobbiamo avere più coraggio?
Nell’ambito del vino vedo due velocità diverse: Brunello in un momento sfolgorante, Chianti Classico molto tonico, Vino Nobile e Vernaccia in ripresa, piccoli consorzi, come l’Orcia, in una fase emergente che si consolida, ma Chianti in grande difficoltà. Se andiamo a esaminare altre produzioni agricole vediamo che grani antichi, cinta senese, chianina, aglione, zafferano. Sono prodotti autoctoni che promettono grandi opportunità produttive, commerciali e persino turistiche. Bisogna crederci e lavorare tutti insieme sulla loro valorizzazione anche puntando sulla distribuzione in mercati agricoli, centri commerciali naturali. Sarebbe utile la comunicazione nelle strutture ricettive in modo che i turisti diventino un mercato privilegiato per le piccole produzioni di alto valore storico. Quando dico che bisogna crederci e lavorare tutti insieme intendo che gli agricoltori devono trovare alleanze con pubblici esercizi, gestori della ricettività turistica e rivenditori. Il giorno in cui nei menù della maggioranza dei ristoranti sarà presente una spiegazione dei piatti tipici e dei loro ingredienti locali, in tre lingue, quel giorno avremo messo a segno un enorme risultato.

Siena e la provincia: un unicum od un connubio a diversi colori?
Un connubio di diversi colori: il contesto storico artistico e paesaggistico in cui nascono le produzioni agroalimentari senesi ne accresce il valore anche commerciale. L’appeal turistico della terra senese è la somma di chiese, musei e centri storici pieni di capolavori ma anche vini e alimenti di grande tradizione e identità. E’ il mix di eccellenze che ci rende più forti e attrattivi.

E la Regione Toscana?
È un brand forte, riconosciuto internazionalmente. Forse questo ha convinto molti di essere in una posizione privilegiata per sempre. Grande errore, non esistono successi infiniti. Chi non lotta per rimanere in alto viene superato. Infatti, da oltre 15 anni, la Toscana ha indici di crescita inferiori alla media italiana”.

Spesso nelle nostre iniziative abbiamo preso a riferimento esperienze e comportamenti di altri paesi europei. Questi sono giusto riferimento oppure dobbiamo guardare altrove?
Riguardo alle ricerche sul vino direi che le università australiane siano un esempio da seguire: dialogano con il mondo produttivo e studiano le soluzioni per le problematiche esistenti. In specifici settori alcuni Paesi extraeuropei sono decisamente più avanti degli altri, penso a Israele con l’acqua.

Tante esperienze, brillantissimi riconoscimenti e concreti risultati: un esempio ed uno sprone per tutti. Quali ricorda con particolare emozione?
I premi a cui tengo di più sono l’Oscar del vino come miglior produttore italiano nel 2003, assegnato da Bibenda FIS e il “Premio Internazionale Vinitaly” nel 201 che ho ricevuto insieme alla Master of Wine Debra Meiburg che è famosissima in Asia. Tuttavia la cosa che mi ha più emozionato è stata parlare davanti a mille persone a New York durante il Wine Experience 2016, per presentare il mio Brunello prodotto in una cantina con un organico interamente femminile. Mi tremavano le gambe. 

Fra tanti successi, qualche rammarico?
Certo chi non ne ha! Quando ero assessore al Comune di Siena ho realizzato bei progetti, come il Trekking urbano che ora è diffuso in tutta Italia, ma non sono riuscita a far realizzare i bagni per i turisti”.

Dei nuovi progetti cosa ci può dire?
Stiamo per ampliare la cantina Casato Prime Donne di Montalcino. Mi piacerebbe aprire un’attività a Gozo Malta dove ho la mia seconda casa ma il mio vero sogno nel cassetto riguarda il turismo religioso, creare un prototipo o un evento diffuso che dia un’opportunità di crescita spirituale a chi cerca risposte e pace interiore.

Con una parola ci descriva l’Unione Agricoltori.
È una grande organizzazione composta di professionisti in grado di dare risposte competenti e tempestive alle imprese. Sono certa che in futuro saprà continuare e migliorare le sue performance.

Purtroppo siamo ai saluti; avremmo mille altre curiosità da soddisfare e per questo ne riparleremo presto, molto presto.

Il Direttore
Gianluca Cavicchioli

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