Il 2022 è stato certamente impegnativo e peculiare. Cosa ci dice a riguardo?
“È stato un anno sull’ottovolante. La ripresa, fino al primo semestre dell’anno, è rimasta sufficientemente vigorosa, ma l’evoluzione delle note vicende geopolitiche han condizionato negativamente il ciclo economico nel semestre successivo, determinando ritardi nelle catene di approvvigionamento delle materie prime e dei semilavorati, e un aumento nei costi dell’energia. Il tutto si è riflesso in una impennata inflazionistica che ha scaricato i propri effetti in modo difforme fra famiglie ed imprese. Penalizzando i nuclei più poveri, le aziende più energivore e quelle, indipendentemente dal loro consumo di energia, più fragili.
Complessivamente l’anno che si chiude racchiude al proprio interno più storie. C’è la storia di successo, perché nonostante tutto l’intonazione del ciclo è rimasta positiva e nel mercato del lavoro è cresciuta l’occupazione. Ma c’è anche, sovrapposta a questa, la storia che racconta una crescente vulnerabilità causata dall’inflazione. Oltre ad una terza storia che riguarda il peggioramento del clima sociale e delle aspettative. Nessuna delle tre storie, al momento, prevale sulle altre, e questo ci lascia sospesi in una bolla di incertezza. Sarà nostro compito seguire le fasi successive di questa situazione, che è prevista in miglioramento non prima del 2024”.

L’Istituto che dirige ha lontani natali, fondato nel 1968. Anche il grande Indro Montanelli (“se si devono fare, facciamole bene”) spesso ne rammentava l’importanza.  Iniziativa premiante e sicuramente lungimirante?
“Irpet ha festeggiato il 18 aprile di quest’anno 54 anni di vita. In questo mezzo secolo di storia ha analizzato e raccontato i cambiamenti dell’economia e della società toscana, cercando di operare sempre al servizio del bene comune e nell’interesse della comunità regionale. Non dimentichiamo inoltre l’attività di consulenza per la Giunta e il Consiglio Regionale e, più in generale, la attività di accompagnamento alla programmazione e di valutazione delle politiche.
I consolidati rapporti con Giunta e Consiglio, con le parti sociali e con i principali centri di ricerca nazionali, quali l’Ufficio Parlamentare del Bilancio-Upb, Banca D’Italia, le Università, testimoniano che l’Istituto è un riferimento utile per tutti coloro – siano attori istituzionali o semplici cittadini – che sono interessati a capire la realtà e ad interpretarla. Credo che, oggi come ieri, l’Istituto sia in grado di interpretare le dinamiche economiche e sociali, anticiparle, esaminarle nei loro punti di forza e di criticità, e di fornire indicazioni e traiettorie propedeutiche alla applicazione delle politiche. Quindi sono di parte, ma sì è stata una decisione premiante e lungimirante”.

Nelle nostre iniziative spesso ricordiamo l’importanza della programmazione e dell’analisi dei dati e dei fatti. La pensiamo allo stesso modo?
“Per rispondere a questa domanda cito testualmente le parole del Prof. Becattini, fondatore dell’Istituto. ‘L’economista ha tre compiti: a) mai sottrarsi al dovere di rispondere alle domande che la gente si pone’ (e quindi occuparsi dei grandi problemi della società); ‘b) avere diffidenza verso le squisitezze formalistiche dell’analisi advanced’ (cioè anteporre l’oggetto sociale della disciplina agli strumenti); ‘trasmettere sempre una visione dell’economia politica, come disciplina che ha contenuti e responsabilità sociali’. Ogni giorno, possibilmente, cerchiamo di applicare questo insegnamento. E se dopo 50 anni siamo ancora qua, è anche perché ogni giorno nel nostro lavoro sentiamo la responsabilità istituzionale di mettere in pratica questi concetti”.

Irpet ha sostanzialmente la mia età, abbisogna di un “ritocco”?
“Più di uno, in verità. Irpet risente di alcuni problemi organizzativi. Intanto di una sottodotazione del personale di ricerca, rispetto alla dimensione del lavoro e delle richieste di analisi. Poi vi sono problemi legati al meccanismo di finanziamento, che non consente una remunerazione ed un profilo di carriera adeguate al livello di qualificazione del personale. Un ricercatore Irpet, con dottorato di ricerca, dopo otto anni dall’assunzione, ha ancora uno stipendio mensile netto di circa 1.400 euro. L’altra faccia della medaglia è un posto di lavoro sicuro ed un lavoro gratificante. Ma a lungo andare queste criticità rischiano di compromettere la buona funzionalità dell’Istituto. Ne parlo, perché me lo chiede e perché è un argomento che ho già affrontato a più livelli con Regione Toscana. Ma viviamo in un Paese che ha molti problemi, principalmente un elevato debito pubblico e anche l’incapacità di ragionare in modo non lineare. Se le risorse ci sono, vengono destinate un po’ a tutti, indipendentemente dal merito, dall’utilità e dal bisogno; analogamente, ed è il caso di questa congiuntura ormai ventennale, quando non ci sono ed occorrono sacrifici. Quindi occorrono resilienza ed adattamento. Fino a quando sarà possibile farlo”.

Quali i programmi di Irpet per il nuovo anno?
“Come sempre, l’analisi della congiuntura, le previsioni economiche e sociali, la valutazione delle politiche, e gli approfondimenti di tipo strutturale del nostro modello di sviluppo. Su questo ultimo fronte in particolare gli effetti economici dell’invecchiamento demografico, e della transizione ecologica e digitale”.

Facendo le carte alla nostra amata regione quali, a Suo parere, le maggiori preoccupazioni o aree da attenzionare e quali invece quelle che corrono veloci?
“A mio parere, siamo di fronte alla possibilità di una svolta, rispetto ad un ventennio di stagnazione economica, in virtù dell’occasione che il PNRR alimenta sul fronte degli investimenti. C’è la possibilità di correggere alcune criticità del nostro sviluppo, di aumentare la produttività dei fattori. Dovremo essere bravi a conciliare gli obiettivi di un aumento del benessere (periferie meno degradate, più impianti sportivi, più strutture per l’assistenza sanitaria e sociale,…) con quelli di una maggiore crescita (efficientamento energetico, innovazione e ricerca, infrastrutture digitali e per l’accessibilità dei territori…) in modo da garantirci la sostenibilità di una più alta qualità della vita nel medio lungo periodo. La sfida è intercettare più risorse possibile (in Toscana auguralmente 8 mld.), spenderle velocemente e coniugare e rafforzare gli investimenti e la spesa del Pnrr con quella dei fondi strutturali Fesr, Feasr e Fse. In modo da aumentare il moltiplicatore della spesa e non disperderla su mille obiettivi”.

Cosa ci dobbiamo aspettare per il 2023?
“Un anno di passaggio. Se va bene un ‘più zero virgola’; altrimenti un ‘meno zero virgola’. Ma fare previsioni in questa congiuntura è quasi come vincer ei numeri al lotto. Tante sono le variabili esogene che non controlliamo. L’importante è accelerare sul fronte degli investimenti. Perché la priorità è la crescita. Anche per intensificare una azione di redistribuzione a favore dei ceti più deboli, che è altrimenti impossibile quando la torta non cresce.  Se la torta non cresce, la redistribuzione significa togliere a qualcuno per dare a qualcun altro. In questo Paese, per tante ragioni, non l’ha mai fatto nessuno. O meglio, correggo, lo si è fatto ma sulle spalle dei giovani. Quindi, se vogliamo incidere anche sui problemi sociali, dobbiamo garantirci un maggiore ritmo di crescita rispetto al passato”.

La legislazione, sia essa nazionale che regionale, a parer mio arriva sempre con “colpevole” ritardo. È vero che prima di legiferare bisogna ben valutare, ma forse è il momento di correre un po’ di più ed essere più coraggiosi? Le nostre origini, il nome che ci portiamo dentro ci impongono questo. Concorda?
“Concordo. Occorre un maggiore protagonismo. Per incidere sui problemi. La pandemia e la precedente recessione ci hanno finalmente insegnato che il mercato da solo non può risolvere i problemi. Il mercato va dove c’è la convenienza di breve periodo che non sempre coincide con l’interesse collettivo. Faccio un esempio banale. Sulla transizione ecologica. È vero che possiamo contare anche sul privato, incentivandolo nei comportamenti virtuosi, ad esempio a produrre e comprare auto elettriche. Ma il privato ha bisogno di due cose: certezza dell’orientamento, e degli indirizzi”.

Il comparto agricolo gode di buona salute?
“La Toscana occupa una posizione di leadership assoluta nella produzione ed esportazione di fiori e piante, nelle attività di agriturismo, oltre che nelle produzioni vitivinicole. Ma naturalmente ha molto subito l’impatto del Covid che ha ridimensionato i flussi turistici e con essi l’andamento dei precedenti comparti. Inoltre, dopo una ripresa lenta e piuttosto incerta nel corso del 2021 sono arrivati i problemi sul fronte dei prezzi e delle materie prime che non hanno aiutato lo stato di salute del settore. Le imprese del settore primario sono state gravate dai rincari degli input produttivi: dall’energia ai mangimi, dai concimi ai fertilizzanti. Più in generale, oltre le vicende congiunturali, anche in agricoltura c’è bisogno di accompagnare e favorire il ricambio generazionale ed incrementare il livello e la qualità degli investimenti. In un settore che ha perso negli anni aziende e superficie agricola utilizzata”.

Un sistema risulta vincente quando ogni asset è dinamico e gode di buona salute altrimenti l’asticella si abbassa. Possiamo ancora affermare che siamo la regione delle buone idee e delle visioni premianti?
“Siamo una regione che sicuramente nel panorama nazionale eccelle per la capacità di molte sue imprese di stare nei mercati mondiali ed intercettare la domanda internazionale. Significa che il tessuto produttivo è vivo e capace di competere. Più in generale quello che possiamo dire è che le imprese dinamiche, i lavori più qualificati, le aziende che operano sul fronte della innovazione, hanno caratteristiche di virtù analoghe a quelle delle altre realtà nazionali ed internazionali più avanzate. Ma dimensionalmente questa parte del corpo è qui meno grande che in altre realtà del centro Nord del Paese e dell’Europa. Dobbiamo quindi fare crescere la dimensione della parte più virtuosa che rappresenta il motore pulsante del nostro sviluppo.  E sul piano sociale recuperare una visione che metta al centro dell’agire politico la volontà di valorizzare e tutelare i più giovani”.

Ho visto che ha trattato materie del lavoro e delle relazioni sindacali, temi e contenuti che conosco molto bene. La prassi e la normativa è ancora attuale? Anche qui dovremmo aver più audacia oltre che un attento sguardo a vedere cosa accade oltralpe e non solo?
“Sul lavoro dico solo questo. Che non si crea né si distrugge per decreto e quindi neanche con la deregolamentazione o una maggiore regolamentazione del mercato del lavoro. Appartengo a quella schiera che ritiene che il lavoro si crei se esiste una domanda in crescita, meglio se capace di attivare lavori ad alta remunerazione e qualificazione. Detto questo, come ricercatori seguiamo e valutiamo le principali normative perché in ogni caso, dal jobs act al decreto dignità passando per i voucher, ogni cambiamento genera almeno teoricamente vincitori e vinti che è bene quantificare e qualificare per rendere edotto chi, ad esempio il sindacato, può fare pressione o esercitare azioni per migliorare le cose”.

Copiosa la rassegna delle Sue pubblicazioni, articoli e convegni, non dico che La invidio ma davvero complimenti!! Un segnale ed un messaggio, per tutti, davvero importante. Due parole a riguardo.
“L’obiettivo del nostro lavoro è anche quello della divulgazione. A più livelli. Scientifici, sicuramente, ma anche verso un pubblico meno specialista e tuttavia attivamente impegnato come imprenditore, lavoratore, studente o semplice cittadino nella nostra comunità”.  

Chi è Nicola Sciclone? Un pregio ed un nascosto difetto?
“Parlare dei propri pregi, ammesso che ne abbia, mi pare un atto di vanità a cui vorrei sottrarmi. I difetti sono molti. E per chi mi conosce facilmente visibili. Per chi non mi conosce non credo siano così interessanti. E così mi cavo d’impiccio nel non rivelarglieli”.  

Un sogno nel cassetto che deve necessariamente realizzare?
“Nella vita professionale faccio il mestiere che volevo fare e nel luogo dove avrei voluto lavorare quando ero studente. Sono proprio contento di occuparmi di economia politica. Con l’aggettivo qualificativo accanto al sostantivo. Irpet mi ha dato questa possibilità e credo quindi di dovermi ritenere fortunato. Non ho quindi desideri non realizzati”.

Se tornasse venti anni indietro, oggi la troveremo ancora così e qui?
“Forse no. Ma non farei necessariamente a cambio”.

Dica la verità, conosceva l’Unione Agricoltori di Siena? Ci ha notato solo quando l’abbiamo inviata al nostro convegno sull’inflazione? Ovviamente questo è un nostro demerito, ma vorremmo e stiamo recuperando.
“No, non la conoscevo. Sono sincero.  Ma il demerito magari è anche mio. Nel senso che, come accade in molti casi, non c’è un solo ed unico colpevole”.

 Non abusiamo più del Suo tempo; l’aspettiamo per altre nostre iniziative e per avere notizie di prima mano sulla salute della nostra amatissima Toscana.

Infinite grazie della compagnia e dell’amabile conversazione.