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La Famiglia Mazzei, un connubio indissolubile che unisce la Toscana al vino, da tempo immemore

Nov 21, 2022 | Apertis Verbis, novità

Gent.mo Dr. Francesco Mazzei,

da poche settimane confermato presidente di A.Vi.To. Incarico importante ed impegnativo. Da noi le più vive felicitazioni.

Della prima esperienza cosa ricorda con più piacere?  Cosa ha messo in cantiere per il prossimo futuro?
Con entusiasmo mi sono reso disponibile, tenuto conto anche della volontà espressa dai Consorzi sulla mia persona. E’ stato ed è un impegno notevole e stimolante al tempo stesso. Durante la mia presidenza  abbiamo modificato lo statuto al fine di allungare “il mandato” del presidente per attuare e dare estensione alla legislatura. Credo di aver fatto cosa buona e condivisa.
Darò continuità, seppur nella complessità del momento, “a spianare“ i campanili toscani che spesso hanno frenato e non arricchito le dinamiche organizzative. Ma tocco con mano una forte unità d’intenti e condivisone sulle cose che dobbiamo fare. Senza dubbio respiriamo una bella atmosfera di positività e volontà di fare.

La viticoltura toscana che momento vive?
Vive un momento  buono nella consapevolezza del periodo critico che ben conosciamo.  Abbiamo, tuttavia,  tutte le carte in regola per far fronte,  come lo abbiamo fatto in passato, a questa negatività. A comprova basta dare lettura alle  guide specializzate del settore per vedere che i nostri vini veleggiano, con il vento in poppa, nelle primissime posizioni, ed in numero  corposo. Dobbiamo tuttavia insistere sulla promozione forse troppo articolata ed in taluni casi non incisiva per come sono le aspettative.

In due parole: pregiato e solido connubio fra tradizione e innovazione?
Aggiungerei la dinamicità; la nostra viticoltura non è certamente quella di 40 anni fa. Ovviamente dobbiamo operare costantemente con buon senso e responsabilità e  verificare le cose che facciamo. Insomma tanta attenzione e volontà di crescere, sempre.

Crisi energetica, cambiamento climatico e tutela delle produzioni, soprattutto in campo. Abbiamo riassunto correttamente le principali problematiche cui dobbiamo far fronte?
Direi di si. Sulla crisi energetica possiamo ben poco, se non confidare nell’attenzione del Governo. Forse l’incidenza maggiore la vediamo sul costo dei materiali e dei macchinari.
Sul cambiamento climatico potremmo, eccome, reagire bene. Vitigni più adatti e colture agronomiche appropriate aiutano. Ma come detto in precedenza a questo la viticoltura c’è abituata. E’ un continuo evolversi, adattarsi, mantenendo altissima qualità e larghe vedute.
Massima attenzione alla “tutela” delle produzioni:  il sistema delle denominazioni funziona molto bene. Abbiamo tantissimo da raccontare con una  bottiglia di vino. Forse dovremmo riflettere se l’attuale numero  è funzionale al sistema; alla fine contano anche le quantità.
A questo aggiungo anche l’importanza di una costante promozione e magari meno burocrazia. Ma è sempre la stessa storia: noi proprio non possiamo farne a meno.

Un auspicio da formulare alla Regione Toscana? O forse due?
La Regione Toscana è molto attenta al comparto ed ai nostri stimoli e necessità. Bene così.

L’Europa è giusto e valido contenitore? Ci sappiamo far valere?
Giusto contenitore, ma dobbiamo essere più presenti e determinanti nelle decisioni  politiche. Oggi la Francia si fa preferire, ma con i nostri numeri dobbiamo rivendicare quella posizione,  con forza.

Il vino è, fra le tante cose, cultura e sapienza. In tutto questo cosa c’entra l’alcol?
Visione e ragionamenti  miopi ed dottrinali. E’ parte consistente di un filone ideologico che non conosce la realtà ed aggiungo il passato. Il vino è storia, tradizione ed anche economia. In fin dei conti si produceva  e si consumava vino fin dalla notte dei tempi. Da noi le aspettative di vita si allungano di anno in anno. Quindi c’è poco da aggiungere se  non combattere, in maniera aperta, questi messaggi poco veritieri e se vogliamo fantasiosi.

Il primo provvedimento  da chiedere al neo Ministro dell’Agricoltura?
Deve essere per primo convinto della centralità del settore agricolo. Dobbiamo insistere per una agricoltura italiana che ci permetta di avere autonomia per le produzioni primarie, cereali e latte in primis, ma non solo. Gli ultimi accadimenti  sono i primi testimoni di questo. E poi rimane un attività centrale per l’export. Lo dicono i numeri. E se ci impegniamo possiamo avere molti gradimenti.

Nella Sua attività imprenditoriale quale momento rammenta  con più soddisfazione e quale con un briciolo di rammarico?
Con soddisfazione certamente l’acquisizione dell’azienda in Maremma. E’ stato un cambiamento  significativo per la nostra famiglia. Fonterutoli è con noi da oltre 24 generazioni. La mia ha contribuito con questa preziosa gemma. Fortunatamente non ho rammarichi. Mi ritengo soddisfatto.

Siamo un paese che dovrebbe osare di più? Ad un giovane agricoltore cosa consiglierebbe di non fare e su cosa, invece,  puntare con piglio e determinazione?
Osiamo nel confutare la carne vegetale, il vino dealcolizzato, e tutto quello che mina le nostre produzioni. Come detto l’agricoltura è un settore centrale e così rimarrà anche negli  anni avvenire. I giovani devono percorrere e sviluppare le produzioni di nicchia, di alto valore aggiunto. Insomma determinazione ed inventiva. Abbiamo ancora tanto da produrre e raccontare. E poi, in campagna, si vive bene, molto bene. E questo non è cosa da poco ne trascurabile.

Un aggettivo per l’Unione Agricoltori?
Utile senz’altro, ma deve dare maggiore attenzione al settore vitivinicolo.

Ultima domanda: il sogno nel cassetto?
C’è. Lo sto maturando. Qualcosa di personale ed estremo. Ma dovete attendere ancora un po’.

Un piacere ascoltarLa. Ancora domande da porre, ma ci saranno altri momenti ed occasioni che non ci faremo sfuggire.

Un caro saluto ed a presto.

Il Direttore
Gianluca Cavicchioli

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