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Diamo il benvenuto al Dr. Erasmo De Angelis, psicologo, giornalista, Consigliere Regionale e Sottosegretario

Feb 27, 2023 | Apertis Verbis, Novità

Diamo il benvenuto al Dr. Erasmo De Angelis. Abbiamo molte domande da porre, siamo molto curiosi della Sua poliedricità.

Sappiamo che è un conoscitore, profondo, delle problematiche dell’acqua. Un esperto divulgatore delle tematiche ambientali. Da dove nasce questa padronanza?
“Dai ruoli professionali e istituzionali e da responsabilità che ho avuto da Presidente della Commissione Ambiente e Territorio del Consiglio Regionale della Toscana a Publiacqua, da Italia Sicura a Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Italia Centrale. Da studi e ricerche che ho avuto modo di realizzare e continuo a farlo, e anche da una curiosità come dire innata. Ma in fondo, come per tanti a partire da Mauro Grassi, con il quale abbiamo creato la Fondazione Earth Water Agenda, mi spinge l’etica di mettersi al servizio del nostro Paese nella soluzione di problemi irrisolti da sempre. Chi come noi conosce le lungaggini delle procedure, i processi farraginosi, la difficoltà enormi nello smuovere tanti ingranaggi istituzionali bloccati di una macchina dello Stato a compartimento stagno, molto lenta rispetto alle risposte che servono per farla funzionare e portare risultati, sa che la prima cosa da fare è rimboccarsi le maniche e far recuperare a tutti e alla Pubblica Amministrazione, le parole perdute come pianificazione, progetto, programmazione”. 

La gestione dell’acqua è un grandissimo problema irrisolto. È vero che della siccità si lamentava anche Giobbe?
“Vero. È sempre stato un problema per l’Umanità, è l’altra faccia della medaglia dell’acqua che può passare dalle alluvioni al secco con lunghi periodi di carenza di acqua. E già, il Patriarca di Ur, Giobbe, l’uomo dalla pazienza proverbiale davanti a un torrente in secca, le scritture ce lo tramandano abbastanza irritato e sconsolato e diceva: ‘…si sono dileguati…al tempo della siccità svaniscono, e all’arsura scompaiono dai loro letti’. E oggi purtroppo lo scenario climatico si fa sempre più estremo e proietta in futuro con lunghi periodi di carenza o mancanza d’acqua e l’Italia rischia moltissimo”. 

E non rischia più solo il nostro arroventato Sud…
“Vero anche questo. L’ultima grave siccità del 2022 non a caso non è partita dal solito Sud ma dal profondo Nord, dal padre dei  nostri 7.496 corsi d’acqua, da un Po reso irriconoscibile, seccato in molti tratti dalla scarsità di neve e di piogge invernali, come i suoi 43 affluenti principali che erano nelle stesse condizioni e hanno messo in ginocchio per quattro mesi e in parte ancora oggi un immenso bacino dove vivono 16 milioni di persone – il 27% degli italiani – e dove ci sono un terzo delle nostre industrie e della produzione agricola nazionale, oltre metà del nostro patrimonio zootecnico, che insieme fanno il 40% del Pil nazionale alimentato anche dall’idroelettrico, l’energia dall’acqua, la più pulita”.

L’Italia più volte ha sofferto forti riduzioni di precipitazioni…
“Sì, sempre. Oggi abbiamo alle spalle gli ultimi 20 anni con ben otto gravi siccità. Solo in agricoltura e zootecnia i danni del solo 2022 superano i 6 miliardi. Il fatto è che tutti i nostri fiumi e torrenti hanno un carattere torrentizio e dipendono dalle piogge e quindi possono passare da massime portate provocando devastanti alluvioni o scendere sotto il limite di guardia e diventare tracce sabbiose, pietraie. Invasiamo meno acqua di mezzo secolo fa e ne sprechiamo di più”.

 La siccità aumenta anche il cuneo salino lungo la costa dove l’agricoltura italiana rischia molto…
“L’abbassamento del livello delle falde sotto il livello del mare che favorisce l’ingresso di acqua salata che percola nell’entroterra e filtra contaminando gli acquiferi dolci della nostra fascia costiera (che ha già oltre 20.000 km quadrati desertificati soprattutto al Sud, ma non solo al Sud, per impossibilità di irrigazione), è un fenomeno in corso preoccupante. Cnr e Ispra proiettano rischi sul 70% dei suoli agricoli disponibili della Sicilia, sul 58% di Molise, Puglia e Basilicata, fra il 30% e il 50% di Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo e Campania, e quote minori nelle altre regioni. Tra Agrigento, Siracusa, Reggio Calabria, Potenza, Bari, Foggia, Sassari le campagne hanno alle spalle molte annate calde e siccitose. Ad esempio il 2021 ha visto 140 giorni consecutivi senza pioggia nella piana di Catania con punte di calore mai toccate di 48,8°C”. 

I nostri bisnonni ci hanno dimostrato di avere più coraggio e lungimiranza, con pochissima tecnologia a disposizione e limitate risorse. La classica prova provata dell’inefficienza? Questi problemi ci mettono di fronte a responsabilità nuove e a risposte immediate.
“Sì. In passato però c’erano anche meno consumi di acqua e molti più morti per acqua inquinata e epidemie a ripetizione per mancanza di reti fognarie e controlli. Oggi subiamo gli effetti della crisi climatica in corso e abbiamo perdite costanti di terreni agricoli per carenza di infrastrutture e tecnologie di trasporto dell’acqua o di ricarica delle falde, con consistenti riduzioni di produttività agricola, perdita di biodiversità di ecosistemi naturali e aumento dei fattori di disturbo biotici come attacchi batterici e parassitari. L’Italia vede ormai aumentare i periodi di siccità che sono passati in media dai 40 agli oltre 150 giorni l’anno. Eppure il nostro paradosso è che siamo il Paese da record di disponibilità di acqua, ma subiamo crisi idriche con incredibile facilità”. 

Ci sono luoghi comuni che devono essere sfatati, come quello che piove poco. Ma sappiano che non è così. Che dire? Ce lo spiega?
“Abbiamo in dotazione una media clamorosa di 301 miliardi di metri cubi di precipitazioni all’anno, superiore a quella dell’Inghilterra o Germania o Francia. Passiamo da annate come il 2019 chiuse con 328 miliardi di metri cubi di piogge e altre come il 2022 a 240 miliardi di metri cubi, ma nonostante le oscillazioni c’è acqua in abbondanza. Abbiamo 1.053 grandi falde montane dolci, 7494 corsi d’acqua con 1.242 fiumi, 347 laghi, 19.500 piccoli medi invasi, 526 grandi dighe. Insomma siamo un Paese ricco d’acqua ma in realtà siamo ancora poveri di infrastrutture idriche e di tecnologie.  Oggi preleviamo per tutti gli usi l’11,3% di acqua in media all’anno, all’incirca 34,2 miliardi di metri cubi. È più bassa rispetto al 13,2% prelevato nel 1971. E già questo indica un problema nell’immagazzinamento. Di questi prelievi però ne utilizziamo 26,6 miliardi (51% agricoltura, 21% industria, 20% civile, 5% energia, 3% zootecnia) e ciò indica un secondo problema per sprechi per 7,6 miliardi di metri cubi per reti vetuste e inefficienze. Con senso di responsabilità e con il ripristino degli investimenti pubblici, a partire dall’idropotabile dove mancano da oltre 20 anni, con nuove infrastrutture e con tecnologie soprattutto nell’irriguo, bisogna ottimizzare prelievi e trasporto per ridurre le perdite e risparmiare risorsa per tutti gli utilizzi”.

Come immaginerà, per gli agricoltori, il tema della risorsa idrica è posto a fondamenta dei loro desiderata; qualche domanda specifica è d’obbligo. Come sempre, rincorriamo le urgenze, non sappiamo programmare e dedichiamo del tempo ad elucubrare su capziosi punti di vista ed il tempo passa così come l’acqua scorre. Cosa ci dice?
“Che servirebbe una unità di fondo tra tutti gli attori e un deciso salto di qualità nella programmazione pubblica con un piano acqua nazionale e regionale, finanziato, per nuovi schemi idrici e connessioni e interconnessioni tra invasi e acquedotti, il riuso dell’acqua di qualità rilasciata dai depuratori soprattutto per ridurre i prelievi urbani o industriali usati solo per raffreddare impianti o per il lavaggio automezzi, piazzali e strade con acqua potabile. Dobbiamo recuperare almeno quel 3% di stoccaggio di acqua di pioggia perso negli ultimi cinquanta anni, migliorare la resilienza dei nostri sistemi idrici, completare opere avviate mezzo secolo fa e ancora incompiute”.

È giusto tutelare l’ambiente e la biodiversità, ma questo immobilismo è il primo a comprometterne l’equilibrio. Ci manca sempre il coraggio, la determinazione di agire, eppure la questione legata all’acqua è argomento che tocca tutti, ma proprio tutti. Forse non abbiamo ancora toccato il fondo?
“La sicurezza idrica è un tema di prima grandezza per gestire le variazioni climatiche di medio e lungo periodo. Le proiezioni climatiche dimostrano che la quantità totale d’acqua in futuro non dovrebbe cambiare su base nazionale, ma di sicuro avremo forti differenze tra territori. Ciò significa uscire dall’indifferenza verso il problema acqua”. 

Insomma, cose da fare, subito. Cosa suggerirebbe? I laghetti aziendali sono sempre presenti nelle nostre campagne ed aziende. Bassissimo impatto aziendale, di facile esecuzione, una tempestiva soluzione, immediata diremmo. Un piccolo esempio, ma concreto e fattibile. Cosa ne dice? È fiducioso su un’accelerata? 
“Servirebbe il prima possibile mettere in progettazione e portare a cantiere almeno 2000 nuovi piccoli e medi invasi su scala nazionale per immagazzinare quanta più acqua di pioggia e fluviale possibile e portarla là dove serve e quando serve, laminando anche il rischio alluvioni. I Consorzi di Bonifica hanno già 240 progetti pronti a partire. C’è bisogno di risvegliarsi dal lungo sonno e recuperare dai cassetti dei Ministeri interventi, talvolta anche già finanziati ma dimenticati o dispersi nei meandri burocratici. La loro urgenza è massima per poter costruire, riparare, rigenerare, irrobustire, estendere e tecnologizzare la rete delle reti, quella dell’acqua, che garantisce la circolazione di tutto per la sua indispensabilità e utilità per l’interesse pubblico. Un problema che non può essere rinviato e scaricato sulle spalle delle prossime generazioni. La Toscana è la Regione più avanti nelle procedure con un piano e delle semplificazioni previste. Negli ultimi anni la nostra Regione è stata interessata da 5 lunghi periodi di crisi idrica (2003, 2007, 2012, 2017, 2022), e servirebbe con urgenza anche un Bilancino 2 per le esigenze idriche della Maremma e di parte del Senese”.

In alcune nostre iniziative abbiamo portato ad esempio la diga del “Bilancino”. Inizialmente tanti mal di pancia, poi esempio da seguire. Su questo, vale la pena spendere una parola. 
“L’invaso di Bilancino ha salvato e sta salvando la Toscana Centrale da crisi idriche clamorose e anche dalle piene dell’Arno. Ci sono voluti 40 anni per costruirlo, ci sono state proteste e preoccupazioni ma smentite oggi dalla bellezza del lago incastonato in un Mugello arricchito dall’acqua dell’invaso. L’Italia è un Paese da sempre modellato dalla Natura e dalla mano dell’uomo e in continua trasformazione. Sul Mugello abbiamo la prova e la certezza che l’ambiente si può migliorare rispettando storia e natura dei luoghi e portando nuova biodiversità, nuove occasioni di vita sociale, turismo, conoscenza di un territorio meraviglioso. L’invaso ha una utilità straordinaria per le persone e oggi sono un ricordo molto lontane le nostre città, a partire da Firenze, senz’acqua potabile in casa per lunghi periodi e con il fiume in secca d’estate sotto i ponti e il puzzo delle carcasse dei pesci. Oggi abbiamo il miglior acquedotto fluviale d’Italia, il più tecnologicamente avanzato, che invia sempre acqua di ottima qualità grazie al serbatoio di Bilancino che regola le portate del nostro fiume”.

Un plauso per “Italia Sicura”. Ora più che mai utile, anzi indispensabile. Perché è stata accantonata?
“La facemmo nascere io e Mauro Grassi con il Governo Renzi e poi fu confermata con il Governo Gentiloni per voltare pagina. Se è vero che 1 euro investito in opere di prevenzione da frane e alluvioni ne fa risparmiare 1000 da spendere per riparare i danni dopo emergenze, si comprende facilmente il perché. Insieme ad un team di esperti chiamati dalla protezione civile, da ministeri, da società dello Stato, cambiammo radicalmente approccio all’emergenza del dissesto idrogeologico e allo sviluppo delle infrastrutture idriche e provammo ad accelerare interventi necessari ed urgenti. Iniziammo a pianificare l’opera pubblica nazionale di cui l’Italia ha improrogabile bisogno coordinando e facendo regia di tutti i settori della Pubblica Amministrazione. Aprimmo o riaprimmo 1.445 cantieri, per un totale di 1,4 miliardi investiti su 8,5 miliardi ritagliati per investirli in 10 anni. Tutto verificabile. Per la prima volta, infatti, lo Stato permetteva a qualsiasi cittadino di cliccare sul sito del governo e ‘visitare’ il portale di Italia Sicura e trovare il suo cantiere georeferenziato, corredato di cifre, stato di avanzamento, persino video e selfie di operai e tecnici. Il Piano nazionale redatto con Protezione Civile, Regioni e Comuni prevedeva 10 mila opere e interventi in 10 anni per garantire la massima sicurezza. I 400 milioni di lavori a Genova per il Bisagno e Fereggiano o i 120 per le casse di espansione dell’Arno o i 100 per il Seveso dimostrano che era la strada giusta. Invece il Governo Conte 1, con il Ministro Costa, cancellò tutto e all’improvviso, compresi i server e la trasparenza del portale. La cosa più grave e strabiliante è che la sostituirono con il nulla e oggi ne paghiamo le conseguenze”.

Continueremo a leggerla con piacere ed interesse; fin d’ora vorremmo riparlare di questo basilare argomento, magari fra un po’ per vedere se la paura e le necessità hanno favorito virtuosi percorsi.

Davvero grati della compagnia; buon anno e buon lavoro.

Il Direttore
Gianluca Cavicchioli