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Cosa hanno in comune la moda, i filati, le fragranze, la danza, l’enogastronomia e l’editoria? Intervista a Raffaello Napoleone, amministratore delegato Pitti Immagine

Apr 22, 2024 | Apertis Verbis, Novità

Nato a Roma, laurea in Legge, imprenditore nella nautica a vela poi manager alla direzione del personale e ora immerso in fiere di grande importanza a sostegno del Made in Italy.  Così salutiamo Raffaello Napoleone. Un tangibile successo: cosa hanno in comune la moda, i filati, le fragranze, la danza, l’enogastronomia e l’editoria? Certamente la bellezza e l’unicità.

Pitti Taste, 17 ma edizione. Un bellissimo insieme di colture produttive e di tradizioni enogastronomiche. 17 anni or sono, quale la scintilla che ha portato a tutto questo?
La genesi della manifestazione è un argomento che mi sta a cuore. Parliamo di venti anni fa, sostanzialmente, quando Davide Paolini ha bussato alla porta di Pitti Immagine con un’idea innovativa: rappresentare il saper fare tutto italiano in materia di cibo, produzioni dirette di qualità da tutta Italia. In Viaggio con le Diversità del Gusto è stato lo slogan di lancio di Taste. Allora la comunicazione in ambito food era ben distante dalla scena attuale, non esistevano Masterchef o Quattro Ristoranti, si parlava solo di tradizione e cibo territoriale nei programmi domenicali Rai in prossimità dell’ora di pranzo, o poco di più. Siamo partiti all’epoca con poco più di 60 espositori (all’ultima edizione ne abbiamo avuti oltre 660) provenienti da tutta Italia appunto, con i loro formaggi, salumi, dolciumi e tanto altro ancora che desideravano farsi conoscere a un pubblico finale che cominciava ad interessarsi. Era il momento in cui iniziava il grande trend di andare nei ristoranti per provare esperienze culinarie nuove e di ricerca, che poi ha avuto una deriva di spettacolarizzazione nei vari show cooking televisivi. Ecco Taste si è distinto fin da subito per il modo innovativo nel raccontare l’origine della materia prima, lasciare la parola ai produttori – e ai loro prodotti in degustazione – nel raccontarsi in modo diretto. Poi naturalmente il pubblico finale andava accompagnato in questo viaggio, e il Taste Shop è stata un’intuizione fantastica: al termine del percorso, eravamo in Stazione Leopolda ovviamente, viene allestito un negozio che raccoglie tutte le diversità del Gusto, e il visitatore che apprezzava l’uno o l’altro prodotto poteva alla fine del percorso acquistarlo nel negozio. Taste ha offerto fin da subito un’esperienza nuova, facendo evolvere la passione per il mangiar bene in una dimensione di lifestyle nuova.

Nicchia e altissima qualità: chi apprezza di più? Italiani e non.

Rispetto agli esordi Taste oggi è altro, è una manifestazione soprattutto orientata all’attenzione di un pubblico di professionisti del settore food che viene da tutto il mondo. All’ultima edizione sono stati oltre 8.250 operatori professionali intervenuti, da più di 50 paesi, con i buyer esteri (circa 750) in crescita +25%. Quindi se gli italiani sono un punto di riferimento, gli internazionali sono indubbiamente il driver di crescita delle nostre aziende e di tutto il salone. I buyer e gli operatori esteri vengono a Firenze e a Taste perché lo considerano sempre di più un appuntamento imprescindibile, per scoprire novità, nuovi prodotti del giacimento enogastronomico italiano, ma anche nel consolidare i rapporti con i clienti con cui lavorano già. Tra i mercati esteri di riferimento di Taste ci sono Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Austria, Giappone, Corea del Sud, e in tutto gli operatori arrivano da oltre 60 paesi. E in ogni caso Taste è anche esperienza di riferimento per un vasto pubblico di consumatori, appassionati di enogastronomia e veri e propri esperti di eccellenza italiane. 

Avanti così?
Taste è una manifestazione in crescita, sia come espositori che come compratori appunto. Ciò nonostante oggi la selezione è quanto mai importante, più di prima paradossalmente. Perché il nuovo assetto del salone, il nuovo ciclo di Taste che è partito dal post Covid con lo spostamento in Fortezza da Basso, determina di fatto una condizione diversa dalla precedente. Sono le aziende, i prodotti e gli imprenditori in qualche modo a dover essere ben selezionati per non perdere appeal e identità collettiva. Quindi maglie strette di scouting che facciamo personalmente, e di selezione delle tante domande di partecipazione che arrivano ogni anno. A queste si somma l’altissima percentuale di conferme degli espositori “storici”, colonne portanti della manifestazione alcune delle quali con noi fin dalla prima edizione, che confermando la propria presenza sono un segno evidente che la strada è quella giusta. Per presentare sempre l’eccellenza ci siamo posti parametri di selezione netti e al tempo stesso diversificati. Di base, sempre, la qualità e la “tracciabilità” qualitativa dei prodotti. Le produzioni dirette, le realtà territoriali rappresentative. La distribuzione e la presenza sul mercato, su quelli che riteniamo più idonei alla commerciabilità dei prodotti esposti e di conseguenza del salone stesso. Possono essere valutati anche aspetti puramente legati alle scelte “editoriali”: alla fine dei conti mettiamo in pianta una manifestazione che risponde a tanti requisiti e colma una richiesta di mercato assai variegata. Anche le dimensioni delle aziende sono soggette a valutazione. Se prima adottavamo il solo-piccolissimo e solo la nicchia, oggi ci confrontiamo con un pubblico luxury che deve rispondere anche a richieste quantitative importanti, provenienti sia dall’Italia che dall’estero, senza mai perdere di vista artigianalità e territorialità.

Il 2024 per cosa lo ricorderemo?
Per la coda di quello che ha caratterizzato il 2023, che nei fatti è stata un’annata di rimbalzo rispetto ai grandi risultati del 2022 e i primi mesi del 2023, in cui l’economia ha anche superato i livelli alti del 2019. Il 2024 sarà sicuramente un anno di consolidamento, in molti settori e anche per l’alimentare. Caratterizzato soprattutto da un cambio netto nel paradigma di acquisto. Oggi i consumatori cercano prodotti identitariamente unici, speciali, perché è sulla unicità dei prodotti e delle esperienze di vita che oggi si costruisce una dimensione relazionale e sociale. Oggi le persone vogliono vivere e far vivere esperienze uniche, speciali, che per questa loro peculiarità mi piace definirle in una dimensione identitaria.

Un consiglio spassionato ad un giovane imprenditore?
Essere sempre curioso, di tutto, spinto da una curiosità che definirei quasi onnivora, un aspetto in cui credo molto. Perché è dalla curiosità, in ogni settore in cui ci si trova ad operare, che nasce l’innovazione, la capacità di guardare alle cose – e quindi anche alle opportunità imprenditoriali – con una prospettiva diversa, capace di portare nuove idee e nuovi prodotti ad affermarsi sul mercato, creando interesse verso i consumatori finali. È poi fondamentale che ogni nuovo progetto – anche imprenditoriale – abbia radici profondissime nella storia, nelle esperienze del passato in ogni settore. Con questa attitudine si sviluppa una capacità di reagire in ogni condizione che la vita offre, dinnanzi alle luci così come alle ombre. Una solida curiosità è uno stato mentale e dell’anima, con il quale si guarda sempre oltre le difficoltà del quotidiano.

La curiosità allarga gli orizzonti: dobbiamo avere la capacità di solleticare questo tasto? Le nuove tendenze? La sensibilità europea per la sostenibilità. Continueremo in questa direzione?
La grande e crescente attenzione alla sostenibilità è un fatto certo. In particolare cito il fenomeno crescente del second hand, perché lo considero strategico. La tendenza a dare nuova vita ai prodotti, a rimetterli in valore e dargli una seconda possibilità – siano essi capi moda o per esempio biciclette, pensiamo al successo che stanno avendo manifestazioni come l’Eroica – lo considero un cambiamento nello stile di vita irreversibile. Soprattutto nei giovani, per i quali cambiare il paradigma dei consumi nell’ottica di un’attenzione crescente al pianeta è un elemento anche questo identitario.  

Il prossimo progetto?
Lo abbiamo appena lanciato, si chiama Be Cycle ed è un nuovo evento, originale dedicato al mondo della bicicletta e del ciclismo, al turismo e ai nuovi stili del vivere pedalando. Si svolgerà alla Stazione Leopolda dal 26 al 28 giugno 2024, nei giorni che precedono la partenza del 111° Tour de France da Firenze. Be Cycle riunirà le più importanti aziende italiane del settore – produttori di biciclette, componenti e accessori, e nei tre giorni di manifestazione verranno presentati gli itinerari più belli del ciclo-turismo, a cura di diversi enti italiani ed esteri attivi. Accanto agli spazi espositivi la manifestazione coinvolgerà il pubblico in un ricco programma di talk sulla cultura della bicicletta e di incontri con atleti, personaggi dello sport e dello spettacolo, imprenditori del settore, pianificatori urbani e territoriali. Il formato di questo nuovo evento riprende le caratteristiche distintive dei progetti Pitti, dove l’elemento commerciale e i prodotti interagiscono in modo organico con la comunicazione e la diffusione della cultura che alimenta il sistema. La bicicletta, oltre al vasto e appassionato mondo del ciclismo sportivo, professionistico e amatoriale, è sempre più al centro della nostra vita quotidiana: mezzo di trasporto, strumento di benessere personale, prodotto e oggetto che affascina per le sue qualità tecniche ed estetiche. È industria, turismo, passione, futuro della mobilità cittadina… Di tutti questi argomenti parleremo nei tre giorni dell’evento.

Cosa chiedere e portare in EU?
Di fare il proprio lavoro il meglio possibile, essendo eurocentrici il più possibile e non Bruxelles-centrici, tornando allo spirito di Ventotene e dei padri dell’Europa unita, che molto spesso viene dimenticato.

Cosa dovremmo fare domani mattina?

Guardare con ottimismo alla situazione che stiamo vivendo, penso allo scenario politico internazionale, uno dei più difficili dopo la Seconda Guerra Mondiale. Anche perché da momenti così difficili geo-politicamente ed economicamente, con i delicati conflitti in corso e i contestuali problemi energetici e di spostamento, il mondo ne è sempre uscito rafforzato. È anche un augurio a che arrivino presto spiragli di miglioramento e di pace, rimettendo il rispetto della vita umana al centro della politica internazionale.

Potremmo ben continuare, ma ci fermiamo qui. Una scusa per rivederci. Davvero grato.

Buon lavoro, buon Pitti Taste e non solo…

Il Direttore,

Gianluca Cavicchioli

 

 

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